Rottamazione quater, possibile riapertura per i decaduti

Il Ministero dell’Economia valuta la riapertura della rottamazione quater per i contribuenti decaduti, subordinatamente alle disponibilità finanziarie, mentre resta in vigore la disciplina ordinaria.

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domanda rottamazione

A distanza di mesi dalle ultime scadenze, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha riaperto il dibattito sulla possibilità di concedere una nuova chance ai contribuenti decaduti dalla definizione agevolata introdotta dalla L. n. 197/2022, nota come rottamazione quater. La dichiarazione è arrivata il 15 aprile 2026 nel corso di un’interrogazione parlamentare in Commissione Finanze alla Camera, dove la sottosegretaria Lucia Albano ha lasciato aperto uno spiraglio importante: ulteriori misure per consentire la riapertura dei termini ai decaduti potranno essere valutate, ma solo subordinatamente alle necessarie disponibilità finanziarie. Non si tratta di un annuncio immediato, né tantomeno di un provvedimento già in itinere, ma di un segnale politico significativo, perché il MEF torna a considerare una partita che molti davano ormai chiusa. Per comprendere la portata di questa possibile riapertura, occorre ricordare il quadro normativo attuale. La rottamazione quater, disciplinata dai commi da 231 a 252 dell’art. 1 della L. n. 197/2022, consente ai contribuenti di definire agevolatamente i carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022, pagando il solo capitale e le spese per le procedure esecutive e di notifica, senza sanzioni e senza interessi iscritti a ruolo. La rigidità del sistema, tuttavia, risiede nella disciplina della decadenza: il mancato, insufficiente o tardivo versamento anche di una sola rata determina la perdita integrale dei benefici, con un margine di tolleranza di soli cinque giorni previsto dalla legge. In caso di decadenza, i versamenti già effettuati vengono acquisiti a titolo di acconto sul debito residuo, e il contribuente esce definitivamente dal percorso di definizione agevolata, ritrovandosi con l’intero debito originario (maggiorato di sanzioni e interessi) ancora da pagare, al netto di quanto già versato. Proprio questa severità ha generato una platea ampia di contribuenti decaduti, alimentata anche dalle difficoltà economiche sopravvenute e dalla lunghezza del piano rateale. I dati raccolti dall’Agenzia delle entrate-Riscossione mostrano un trend decrescente degli incassi: nel 2023, primo anno di applicazione, sono stati incassati 6,8 miliardi di euro; nel 2024 la cifra è scesa a 5,4 miliardi; nel 2025 si è ulteriormente ridotta a 4,5 miliardi. Numeri che parlano chiaro: molti contribuenti hanno aderito e hanno iniziato a pagare, ma un numero significativo non è riuscito a mantenere fede agli impegni, perdendo così i benefici della definizione agevolata. È in questo contesto che si inserisce la dichiarazione del MEF. La sottosegretaria Albano ha specificamente richiamato l’attenzione sulla possibilità di riammettere alla definizione agevolata i contribuenti decaduti per mancato versamento delle ultime due rate, ossia quella scaduta il 30 novembre 2025 e quella scaduta il 28 febbraio 2026. Si tratta di un perimetro ben definito, che riguarda, in primis i decaduti più recenti e precisamente quelli che non possono accedere alla rottamazione quinquies di recente introduzione. Si ricorda infatti che la Legge di Bilancio 2026 annovera tra i legittimati ad aderire alla nuova definizione anche coloro che sono titolari di ruoli contenuti in piani di pagamento della rottamazione-quater per i quali, alla data del 30 settembre 2025, risultano regolarmente versate tutte le rate scadute. Tuttavia, la riapertura sarebbe valida per questi ultimi limitatamente alle fattispecie di tributo contemplate dal Legge citata (faq. n.1 Ader), che ad esempio non include i carichi derivanti da accertamenti analitici. Non è la prima volta che il legislatore interviene su questo fronte, esiste infatti un precedente importante: la L. n. 15/2025, di conversione del D.L. n. 202/2024, ha già introdotto una riammissione alla rottamazione quater per i contribuenti decaduti entro il 31 dicembre 2024. Quella fu una finestra straordinaria, circoscritta e con scadenze precise, che consentì a molti di rientrare nel percorso agevolato. L’esistenza di questo precedente rende giuridicamente e politicamente più percorribile l’ipotesi di una nuova riapertura, magari modellata su criteri analoghi. L’apertura del MEF è stata accolta con viva soddisfazione dai componenti del gruppo Fratelli d’Italia in Commissione Finanze, che hanno presentato l’interrogazione. Secondo i parlamentari, si tratta di uno spiraglio importante che lascia ben sperare quanti, pur volendo regolarizzare la propria posizione con l’Agenzia delle entrate-Riscossione, non sono riusciti a rispettare le scadenze a causa di temporanee difficoltà economiche. La valutazione, hanno precisato, sarà condotta alla luce delle necessarie disponibilità finanziarie, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Tuttavia, non mancano le criticità. Ogni riapertura, per quanto benintenzionata, rischia di indebolire la disciplina del sistema, alimentando l’aspettativa che, in caso di inadempimento, una nuova chance possa comunque arrivare in futuro. È un equilibrio delicatissimo, che il legislatore dovrà gestire con attenzione. Sul piano operativo, per ora non cambia nulla. Resta pienamente valido il quadro delle regole oggi in vigore, e la riammissione già disciplinata dalla L. n. 15/2025 rimane l’unico canale attivo per i casi espressamente previsti. Nel frattempo, il calendario fiscale prosegue: il 30 aprile 2026 si chiuderà la finestra per la presentazione delle domande di adesione alla rottamazione quinquies, la nuova definizione agevolata introdotta dalla L. n. 199/2025. La tempistica, quindi, non è casuale. Una eventuale riapertura della quater potrebbe trovare spazio nei lavori di conversione in legge del decreto fiscale attualmente all’esame del Parlamento, offrendo una soluzione proprio a quei contribuenti che, esclusi dalla quinquies perché considerati decaduti, si trovano attualmente senza alcuna possibilità di definizione agevolata. La parola passa ora al MEF e alla sua capacità di reperire le risorse necessarie.

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